Non ho scritto nulla, forse è un bene.
Non c'era motivo, perché avrei dovuto.
Il tempo denso della nebbia si è sciolto,
fluidificato senza lasciare ferite o segni
evidenti.
E' scivolato via con clemenza "bonificando"
pensieri, ansie, desideri.
In quelle discese si concentra il movimento
perfetto, l'istante della partenza, del controllo,
di velocità multiple e smarrimenti.
Dal graffio stridente sul ghiaccio alla morbida
curva. E, anche stavolta, non rimane traccia
di quel percorso, di quelle linee che si intersecano
infinite volte e si perdono nel bianco.
Sono qui, in attesa di un bus, due treni, un altro
bus. E' il 9 marzo, ore 9 e ventitré.
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