
L’arte contemporanea italiana si presenta a Varsavia. La Pracownia Galeria, elegante e prestigiosa vetrina della capitale polacca, ospita la rassegna “Different looks”, a cura di Antonietta Campilongo.
In esposizione, una selezione di opere di artisti italiani che operano nel campo della pittura, scultura, fotografia e arte digitale.
L’obiettivo della mostra è quello di offrire al pubblico un’ampia e variegata testimonianza del panorama artistico contemporaneo, attraverso linguaggi e percorsi di ricerca paralleli in grado di esprimere, nel loro insieme, le tensioni e le oscillazioni dei “diversi sguardi”.
La percezione visiva e l’immaginazione costituiscono le funzioni primarie che sottendono il processo creativo. E ciò significa che il sistema visivo svolge un’operazione “attiva”, poiché le conoscenze precedenti e il vissuto dell’individuo confluiscono nella creazione di un’immagine. Operando una selezione, estraendo di volta in volta informazioni, e rimontandole attraverso un procedimento individuale che costituisce infine il “modo” in cui l’artista si esprime.
Citando Gombrich: “nella rappresentazione visiva i segni tengono luogo di oggetti del mondo visibile e questi non possono essere resi in sé. Ogni immagine, per sua stessa natura, resta un richiamo all’immaginazione visiva, ha bisogno d’essere integrata, d’essere compresa”.
Appare evidente che un’opera d’arte sollecita anche nel fruitore una lettura soggettiva, mediata e interpretata attraverso strumenti e sensibilità sempre diverse.
Davanti all’opera, lo sguardo dell’artista e lo sguardo di chi osserva si fronteggiano, s’incrociano in un istante sospeso. E la traiettoria che li unisce si sostanzia di memoria, passione, amore, odio, indifferenza.
In quell’attimo si compie il rito del riconoscimento o del rifiuto, della comprensione o del dissenso.
Si spalancano porte e finestre a mostrare il volto o il manto, stratigrafie di materie distese, fotogrammi veloci per catturare segmenti.
E a volte è un vero e proprio shock. Soprattutto quando la visione offerta si discosta dal modo ordinario e colpisce sotto la “cintura”; quando con un guizzo veloce attraversa il supporto e mette in discussione la morale corrente, le convenzioni, le ideologie.
Osservata da questa angolazione, l’espressione artistica scardina i sistemi tradizionali, scava nel tessuto culturale, impossessandosi e manipolando, senza limite, codici e alfabeti.
Il tema della mostra si concentra, quindi, sull’unicità della visione; il “viewpoint”, quel filtro che interviene nella realizzazione dell’opera, all’interno di un contesto storico e ambientale, lasciando segni unici nel modo di percepire e tradurre estratti di realtà oggettiva o modulazioni del suo azzeramento.
Dal ritorno alla figurazione alle persistenze dell’astrattismo, una ricognizione significativa sulle diverse identità che attualmente si confrontano nell’ arte italiana.
Pier Maurizio Greco
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